Notizie

Piccoli Formigoni crescono: attenti al Lupi!

Posted by tama on December 19, 2014
Blocchi, Demagogia, Ecotalebani, Notizie, Stupidità / 2 Comments

La notizia è passata praticamente in sordina, un trafiletto sul sito del Corriere lunedi 15 dicembre, poche righe anche su quello della Gazzetta e altri quotidiani, assolutamente niente sui portali principali che si occupano di moto (ma lì potrete vedere Valentino che si diverte con i suoi amichetti al ranch, o la copertina del singolo di Jovanotti col Fifty top, o ancora i migliori regali di Natale per i motociclisti….): l’allievo supera il maestro, il Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ha dichiarato che dal 2019 saranno fuori legge i veicoli euro-0, facendo riferimento al fatto che ancora circolino autobus vecchi di 30 anni. Non era chiaro leggendo la notizia se si riferisse ai soli mezzi pubblici e veicoli delle amministrazioni pubbliche o al parco auto in generale. Invece leggendo l’articolo apparso sul blog Contagiri pare che lo stesso Lupi abbia presentato un emendamento per proibire la circolazione “per i veicoli adibiti a trasporto di persone con una massa massima non superiore a 5 tonnellate a benzina senza catalizzatore o non ecodiesel” a partire da gennaio 2019. Da notare che i mezzi pubblici inquinanti sono fin’ora stati derogati da tutti i (falliti) provvedimenti cosiddetti anti inquinamento.

Ovviamente tutti gli articoli e le pagine che trattano l’argomento parlano solo di auto, nessuno si è interessato delle moto, ma se fossero colpite da questo provvedimento allora non verrebbero fermati solo mezzi anteriori al 1992, ma al 2001, anno in cui la normativa euro-1 per le moto è entrata in vigore.

Anche sui veicoli storici non si hanno informazioni: forse il governo dopo aver deciso di eliminare le agevolazioni sul bollo di circolazione per i veicoli fra i 20 e 30 anni di età vuole vedere quanto questa operazione possa far incassare prima di decidere. A proposito: quest’estate una circolare del PRA ha cambiato le regole per la radiazione per esportazione, per cui un veicolo può essere radiato solo se viene presentata la documentazione di reimmatricolazione in un altro Stato. La radiazione per esportazione era una scappatoia per chi voleva tenere un mezzo senza pagare tasse e ovviamente senza utilizzarlo, perché permette un’eventuale reimmatricolazione in Italia. Prima si poteva demolire un mezzo consegnando solo le targhe, per motivi “affettivi”, ma ai tempi del governo Prodi, per adattarsi alle norme europee sullo smaltimento dei rifiuti speciali derivanti dalle demolizioni questa possibilità fu preclusa. Piccola curiosità: dopo l’eliminazione della possibilità di demolire un veicolo con la sola consegna delle targhe, il duo Padoa Schioppa-Pecoraro Scanio aumentò le tasse di proprietà legandole alla classe di immatricolazione anti inquinamento. Quest’anno, a pochi mesi dal cambio di regole per la radiazione per esportazione, il governo Renzi ha deciso di far pagare la tassa di proprietà anche ai mezzi di interesse storico. Come a dire: se proprio ci tieni devi pagare, non c’è altra via!

Il rammarico non è tanto che i motociclisti e i siti che trattano di motociclismo se ne stiano fregando, tanto prima o poi qualcuno risolverà il problema con una bella raccolta firme o una pagina su qualche social, piuttosto il fatto che la Lombardia oltre alle efficienze abbia iniziato ad esportare deficienze…

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Un prodotto innovativo! – Coordinamento Italiano Motociclisti

Posted by Birubiru on July 28, 2014
CIM, Miscellanea, Notizie, Stupidità / No Comments

Ogni tanto qualcuno ci dice “per forza siete in pochi, se trattate male i motociclisti cosa pretendete?”. Queste affermazioni sono in relazione ad alcuni degli articoli che compaiono sul nostro sito, come quello sui “motociclisti pirla”, o quelli sui “motoimbecilli”.

Ci viene detto che con i nostri comunicati, se assegnamo ai motociclisti un certo tipo di categoria, si sentono attaccati e non ci danno supporto, ma anche chi fa queste critiche fa parte di una specifica categoria, purtroppo molto diffusa: quelli che parlano senza essersi prima informati.

Il CIM è impegnato su alcune attività, come quella relativa ai guardrail, ai pedaggi autostradali, alle assicurazioni per i motoveicoli.

I soliti poco informati potrebbero dire “lo fanno anche altri, come giornalisti, altri gruppi, anche l’ANCMA, non siete mica gli unici!”

Vero, ORAMAI non siamo gli unici, ma occorre ricordarsi che per tutte queste situazioni, siamo stati I PRIMI a parlarne.

Mentre i giornalisti pensavano alle competizioni (come anche la FMI…), mentre gli altri gruppi nemmeno esistevano, mentre l’ANCMA pensava ai produttori di moto ed accessori (come è giusto che sia) sin dal 1991 il Coordinamento Motociclisti (da cui il CIM è nato come sua evoluzione) cercava di fare emergere questi problemi, per cercare di fare cambiare le cose.

Dopo oltre vent’anni abbiamo constatato che in questi obiettivi ci sono delle caratteristiche in comune:

  1. sono state iniziate dal Coordinamento Motociclisti
  2. hanno riscontrato una notevole attenzione dei motociclisti
  3. hanno però avuto una minima partecipazione concreta da parte dei motociclisti
  4. i risultati ottenuti sono stati minimi, in linea con la partecipazione attiva dei motociclisti.

La partecipazione attiva dei motociclisti è INDISPENSABILE per ottenere dei risultati. Per una ASSOCIAZIONE è infatti impensabile ottenere risultati in altro modo. Non siamo finanziati da fondi dello Stato, non abbiamo amici o sponsor importanti, il modo principale che abbiamo per trovare le risorse sono le iscrizioni dei tesserati.

Provate a pensarci: siamo una associazione di categoria con obiettivi che potrebbero essere paragonati a quelli di un sindacato. Secondo voi un sindacato con poche centinaia di iscritti su una base di qualche milione di utenti (8 milioni di motoveicoli immatricolati in Italia…) che risultati può ottenere? Che credibilità riesce ad avere? Che impatto può avere sulle istituzioni?

Sono più di vent’anni che cerchiamo di risvegliare la coscienza dei motociclisti italiani, che cerchiamo di ricordare il concetto di “solidarietà” che dovrebbe essere tipica dei motociclisti. Quella solidarietà e quello spirito di corpo che ha portato in altre nazioni europee a creare associazioni analoghe al CIM con decine di migliaia di iscritti. Associazioni come la francese FFMC, che con oltre 40.000 iscritti riesce ad influire sulle leggi che impattano sui motociclisti.

In seguito a tutto ciò abbiamo ricevuto risposte che farebbero perdere la pazienza ad un santo. Prima ci dicono “bravi, fate bene, continuate così” ma di iscriversi non se ne parla. Le scuse utilizzate sono tantissime, nemmeno stiamo a riepilogarle, sono una dimostrazione pratica di quanto i motociclisti italiani siano troppo “italiani” e troppo poco “motociclisti”.

Ma quando ci dicono “quando avrete dei risultati allora mi iscrivo”, oppure in seguito ad una azione avversa ai motociclisti fatta da una amministrazione pubblica ci dicono “si vede che il CIM non conta nulla” allora anche il Santo perde la pazienza, e si capisce che con la diplomazia non si ottiene nulla.

A questo punto l’unica è dire le cose per come sono.

E come diceva Forrest Gump: “stupido è chi lo stupido fa.”

Qualcuno si sente offeso e dice “allora me ne starò lontano dal CIM”?

Capirai cosa cambia. Se durante i vent’anni in cui abbiamo detto le cose in altro modo lui è rimasto a guardare, vuole dire che non è il modo che abbiamo di dire le cose che lo tiene lontano, ma più banalmente che non lo interessano.

Aggiungo anzi che è corresponsabile della situazione in cui ci troviamo, perché con il suo disimpegno ha dato un implicito assenso a chi ha creato le situazioni ostili ai motociclisti.

Per capire se un certo comportamento è giusto, si deve sempre pensare “e se tutti facessero così?”. Se tutte le persone, di qualunque associazione di qualunque tipo, (associazioni di categoria, partiti, sindacati) fossero disposte ad associarsi solo quando ci fossero dei risultati, ad oggi non esisterebbe nessuna associazione di nessun tipo ma soprattutto nessun risultato a favore delle varie categorie.

Il concetto è semplice: PRIMA ci si unisce per riuscire ad essere in tanti, DOPO si riesce ad avere le risorse per fare azioni concrete ed ottenere risultati. E come dicevo prima, solo gli stupidi non riescono a capirlo.

Oramai il tempo della diplomazia è finito, è finita anche la pazienza. Se volete capire le cose, bene. Ma se trovate ancora scuse per tenervi fuori, non avrete nemmeno il diritto di lamentarvi, visto che come diceva Martin Luther King:

Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla.

A questo punto non ci resta che proporvi un nuovo prodotto, che abbiamo pensato apposta per voi…

Lo avete visto nella foto dell’articolo, personalizzabile con il numero del vostro campione preferito. Abbiamo cominciato con il primo che ci è venuto in mente, ma sono disponibili altre possibilità.

Vi assicuro che vi servirà, soprattutto se continuerete a restare a guardare alla finestra… una posizione molto pericolosa.

Marco Polli
Presidente del Coordinamento Italiano Motociclisti

 

http://www.cim-fema.it/web/blog/1575-un-prodotto-innovativo

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Lettera Aperta del Coordinamento Italiano Motociclisti e Cosa ne Pensiamo…

Posted by Kakugo on February 03, 2013
Miscellanea, Normativa, Notizie / 1 Comment

Il Coordinamento Italiano Motociclisti ha di recente pubblicato una lettera aperta al mondo politico in occasione delle elezioni.

Ne potete vedere il testo qui: http://www.dueruote.it/notizie/leggi–norme/elezioni-lettera-aperta-dai-motociclisti

Per quanto si tratti di punti ampiamente condivisibili ci sono da notare diverse cose:

1) Tuning: che si faccia finalmente una legge che consenta di sostituire alcuni componenti del veicolo (specchi, frecce, ma anche particolari meccanici come sospensioni, ruote…) senza perdere l’omologazione.

Già da diversi anni si parla di uno “snellimento” che dovrebbe portare alla possibilità dell’omologazione di pneumatici di diversa misura senza la richiesta di nulla osta da parte del costruttore che in alcuni casi (Honda ad esempio) è praticamente impossibile da ottenere. Nel 2011 ci venne addirittura assicurato che la nuova norma era “cosa fatta” e sarebbe stata introdotta entro fine anno. Non se ne è più saputo nulla. Verrebbe da incolpare la solita inerzia legislativa italiana, ma come ci ha insegnato Andreotti a pensare male si fa peccato ma ci si azzecca sempre. E’ rinoto che per anni l’Italia è stato il Paese della Cuccagna per i costruttori, aiutati anche da amministratori e legislatori che hanno introdotto tanti piccoli dettagli (ad esempio i blocchi alla circolazione per alcune tipologie di mezzi) per aiutare a vendere moto, scooter e ciclomotori nuovi. Su questo punto è necessario più coraggio e chiamare il bluff dei costruttori.

2) Valorizzare il mototurismo rivedendo quei fattori che scoraggiano l’uso della moto su strada: dai limiti assurdi al divieto di sorpasso esteso per chilometri di vie rettilinee e senza attraversamenti.
e
7) Incoraggiare l’uso del mezzo a due ruote, migliorando la qualità delle strade e di infrastrutture come i guard rail.

Punti molto vaghi e che non interessano solo i mototuristi. Siamo perfettamente d’accordo che l’Italia è il paese delle linee continue e dei limiti assurdi, il cui abuso ingenera negli utenti della strada uno scarso senso del rispetto delle regole, viste giustamente come applicate a casaccio se non in modo repressivo e non implementate per dare un ordine alla circolazione e garantire la sicurezza. Bisogna però andare a monte di questi problemi, ovvero sia sul perché si decide di mettere una linea continua su un rettilineo in mezzo al nulla o sul perché in Italia la manutenzione stradale costa molto più che nel resto d’Europa e sia sempre in fondo alle priorità di spesa.

3) Incentivare l’uso del mezzo a due ruote in città, per favorire la mobilità e ridurre l’inquinamento.

Siamo d’accordo e personalmente ritengo che su questo punto siamo troppo timidi, spesso nascondendoci dietro il classico “Se i trasporti pubblici funzionassero…”. Andare in moto sarà anche un privilegio, come alcuni sostengono, ma è un privilegio che paghiamo a carissimo prezzo, dalle tasse di possesso fino al carburante più caro d’Europa. Abbiamo ragione ed è inutile nascondersi dietro al paravento del politicamente corretto.

4) Cancellare finalmente l’odiosa parità tariffaria fra auto e moto sulle autostrade. Un fatto esclusivamente italiano, secondo il CIM.

Falso, in Svizzera ed Austria il tagliando autostradale costa esattamente uguale per auto e moto. Se c’è un punto su cui bisogna insistere è l’incredibile aumento delle tariffe autostradali negli ultimi anni a cui non pare che vi sia limite (esempio: Brescia Centro-Ventimiglia 32,20€. In Svizzera con 40 ChF si gira tutto l’anno senza limite di chilometraggio). Le nostre autostrade sono carissime, punto e basta. La battaglia non va condotta contro la disparità di trattamento ma contro quella che è una vera e propria tassazione priva di ogni proporzione.

5) Consentire ai motociclisti di rimontare le file, ferme o in movimento (il codice proibisce tale pratica, anche se è generalizzata e tollerata).

Personalmente preferisco che il comportamento sia tollerato anziché apertamente autorizzato. Come ha detto giustamente il nuovo AD di Porsche nel nostro paese “L’Italia è il paese dell’invidia sociale”. Inutile attrarre altra attenzione non voluta.

6) Coinvolgere le forze dell’ordine nel processo formativo dei patentandi, per far si che arrivino alla guida con un background di cognizioni e di sensibilità sul tema della sicurezza che vadano oltre la capacità di superare l’esame.

Punto su cui dissento completamente. Scopo delle forze di polizia è fare rispettare la legge e punire chi la infrange, non fare gli insegnanti. Se ci sono problemi di formazione, vanno risolti intervendo sulle autoscuole, non chiamando in causa le forze di polizia.

8) Intervenire sul settore assicurativo, per ridurre i costi che strozzano soprattutto i neopatentati.

Ci sarebbe da versare fiumi d’inchiostro virtuale su questo punto. Ridotto ai minimi termini in Italia si paga caro perché i sinistri sono tanti (anche se, essendo le auto più sicure, morti e feriti sono in calo costante) e perché il mercato assicurativo è artificiosamente ristretto. Per pagare di meno c’è veramente tanto da fare: migliorare le infrastutture, migliorare l’educazione (cosa che passa più dalla singola persona che dalle cosidette istituzioni), aprire il mercato in modo serio a compagnie estere, consentire un’unica polizza per più veicoli di proprietà di un unico intestatario etc. Chiedere la calmierazione delle tariffe significa mettersi alla mercé del governo di turno e dei sempre presenti burocrati.

Come conclusione consentitemi di dire per l’ennesima volta che senza una forte unione di motociclisti non si va da nessuna parte. Oltre ai soliti inviti di lasciare a casa la partigianeria e dimenticare le patetiche lotte di sagrestia, è importante ricordarsi che dobbiamo fare i nostri interessi, non quelli dei costruttori di moto o di caschi o dei burocrati che bramano di controllare e tassare ogni cosa che si muove. Significa che non dobbiamo spararci nei piedi chiedendo assurde calmierazioni dei prezzi o più controlli indiscriminati. Significa cercare alleati con cui condividere le nostre battaglie: ad esempio nei prossimi giorni cercherò di contattare Antonio Petrogalli della FAI di Brescia che di recente ha pubblicato sui giornali locali una lettera che pareva scritta da un motociclista, non da una persona che rappresenta chi guida autoarticolati per guadagnarsi il pane. Significa rifuggire le facili tentazioni di mettersi in mano al solito imbonitore in doppiopetto di turno o affidarsi alla clemenza dei burocrati e non ricordarsi dell’associazionismo solo quando ci minacciano di levarci la moto da sotto il deretano o di obbligarci a tirare fuori centinaia di euro.

Spero che, prima di lasciare questa valle di lacrime (l’Italia, non la vita, sono molto tentato anche io dall’emigrazione in questo periodo), possa finalmente vedere i motociclisti di questo paese muoversi in massa per i propri diritti e non solo per andare al GP del Mugello.

Mauro

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E la Guerra Continua…

Posted by Kakugo on December 17, 2012
AreaC, Blocchi, Notizie / 1 Comment

Qualche tempo fa il Codacons aveva presentanto un esposto presso la Procura di Milano contro Roberto Formigoni, il Presidente uscente del Consiglio Regionale Lombardo, riguardante l’inquinamento atmosferico in Lombardia.

Non sorprende nessuno che il procedimento sia stato archiviato ( http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2012/12/12/815773-smog-esposto-codacons-archiviato-moratti-formigoni.shtml). Sorprendono invece le motivazioni che hanno portato il GIP ad archiviare l’inchiesta. Tra queste spiccano due perizie che ribadiscono ancora una volta ciò che noi andiamo avanti a dire da anni.

La prima sottolinea come l’intera area padana sia “geograficamente sfavorita”. La seconda, molto più importante, mostra come imputare i danni alla salute ad una sola causa (in questo caso il PM10) sia arbitrario.

Curiosamente diversi esponenti politici della stessa Regione Lombardia sono andati avanti imperterriti per anni a “vendere” le proprie misure  antinquinamento senza mai citare la peculiarità del “Catino Padano” (situazione per altro ben nota all’ARPA Lombardia)  e facendo leva sulla nocività in termini assoluti del PM10. Quando si dice che il bisogno crea strane alleanze…

Purtroppo il Codacons, che fa delle iniziative clamorose uno dei suoi cavalli di battaglia, non si è fermato qui, ma ha presentato un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Lombardia per ottenere l’estensione della cosidetta Area C Bis all’intera città di Milano:  http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2012/12/12/816058-codacons-area-c-smog-milano-tar.shtml. I magistrati si esprimeranno a giorni in merito. Una cosa merita di essere considerata: il Codacons parla in merito di “disparità di trattamento dei cittadini milanesi”… ma non fa parola delle migliaia di altre persone che a Milano devono recarsi ogni giorno per lavoro e che spesso, a causa del disastroso stato delle ferrovie locali (i treni ad alta velocità funzionano bene… gli altri decisamente no) e dei costi sempre più elevati di biglietti ed abbonamenti, scelgono di spostarsi con mezzi propri. Non parliamo di coloro che hanno l’audacia di preferire il trasporto privato a quello pubblico…

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Nuovi divieti antismog.

Posted by tama on November 06, 2012
Blocchi, Generale, Notizie / No Comments

Nonostante la gran massa di dati disponibile a tutti e gratuitamente sul nostro sito è evidente che, anziché fare un minimo di ricerca, una notevole parte della stampa si affidi ancora esclusivamente ai comunicati stampa di Comuni, Province e Regioni supportati da dati parziali o “da credere sulla buona fede”. Guardate cosa ha pubblicato Il Corriere della Sera:

MILANO – Lo smog è un prodotto locale doc e dunque le risposte all’emergenza vanno trovate in casa. Lo scenario: il 70 per cento del Pm10 «nasce» in Lombardia; il traffico è la prima fonte di emissioni nocive (non sono «puliti» neppure i motori a metano); solo a Milano si ammalano e muoiono di inquinamento «non meno di 550 persone ogni anno».

I DATI – Bisogna partire da questi dati, certificati dalle più autorevoli autorità scientifiche e sanitarie, per valutare l’importanza delle prossime 48 ore. Oggi il Consiglio di Stato discute la richiesta di sospensiva di Area C presentata dal Mediolanum Parking di largo Corsia dei Servi: se il collegio romano dovesse accogliere il ricorso, il ticket verrebbe subito congelato. Mercoledì, infine, la giunta Formigoni presenta il nuovo Piano d’interventi per la qualità dell’aria: tra le misure di contenimento dei veleni è programmato – non da subito, probabilmente dal 2014-2015 – il divieto di circolazione fra le 7.30 e le 19.30 per i veicoli Euro 3 diesel (circa 996 mila veicoli che scaricano nell’aria l’11 per cento delle polveri da traffico).

LA «CONGESTION CHARGE» – La nuova versione di Area C, reintrodotta dalla giunta Pisapia il 16 settembre scorso, è stata contestata dalla stessa autorimessa nel centro storico che il 25 luglio aveva vinto il primo round al Consiglio di Stato e obbligato il Comune a spegnere le telecamere. La sperimentazione è stata ridotta (da 18 a 12 mesi), la cornice legale riscritta e il testo integrato con una convenzione per i parcheggi: «Credo e spero che prevarrà l’interesse dei milanesi e non di un singolo», è l’auspicio espresso dall’avvocato-sindaco Giuliano Pisapia. Referendari e associazioni ecologiste non aspettano l’udienza, e rilanciano: «Chiediamo all’amministrazione di fissare i tempi per l’allargamento di Area C». Sulle barricate il Pdl: «Il sindaco – attacca Riccardo De Corato – ha aggirato la prima sentenza del Consiglio di Stato e adesso sparge lacrime di coccodrillo».

IL CONVEGNO – L’antipasto della due-giorni di scelte ambientali è stato offerto lunedì a Palazzo Marino dagli specialisti riuniti al convegno sulle fonti d’inquinamento organizzato dal presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo con i Genitori antismog e il Joint Research Center della Commissione Europea. Un dato sugli altri: i picchi di Pm10 (un aumento di 10 microgrammi) aumenta di una percentuale significativa (tra lo 0,8 e l’1 per cento) i ricoveri ospedalieri d’urgenza e il numero dei decessi. Spiega Luigi Bisanti, direttore del Servizio di Epidemiologia dell’Asl: «La probabilità individuale di subire un danno da inquinamento è piccola (le polveri sono state collocate al decimo posto tra gli agenti causali dell’infarto) ma la popolazione esposta è tutta quella residente e l’esposizione comincia alla nascita. È questa la ragione per cui l’impatto dell’inquinamento non può essere definito “trascurabile”».

LE MALATTIE DA SMOG – Patologie più ricorrenti: asma, bronchiti, problemi cardiovascolari. La precisazione: «Muore di inquinamento chi per anni ha subito una lenta azione degli agenti tossici sul cuore o sui polmoni». L’appello alla politica: «L’inquinamento è prevenibile e i benefici certi. Molto dipende dall’attenzione e dalla tenacia con cui le autorità locali sapranno affrontare il problema. Consapevoli, però, che la soluzione potrà derivare solo da un’azione strategica concordata sull’intera valle del Po».

IL PIANO – La via lombarda è descritta nel nuovo Piano regionale per la qualità dell’aria, strumento urgente e imposto alla Regione da una ordinanza del Consiglio di Stato. Mercoledì la pubblicazione sul sito internet del Pirellone, poi la fase delle osservazioni, all’inizio del 2013 l’approvazione: «Si tratta di un Piano ambizioso e fortemente dinamico, come richiesto dalla gravità del problema», anticipa il neoassessore all’Ambiente Leonardo Salvemini. Le prescrizioni per i veicoli diesel Euro 3 sono vincolate all’introduzione sul mercato europeo di una più efficiente classe Euro 6. Quanto all’estensione della «zona critica» in cui applicare i blocchi del traffico, la Regione concorderà tempi e confini assieme alle Province.

06/11/2012 corriere.it 

In passato abbiamo più e più volte evidenziato come “l’allarme PM10” compaia misteriosamente coll’arrivo all’inizio della stagione fredda e scompaia, altrettanto misteriosamente, all’inizio di quella calda. Guardatevi il grafico storico per Milano : http://motocivismo.it/wordpress/?attachment_id=554 . I picchi corrispondono ai mesi invernali. Curioso, non trovate? Abbiamo anche sottolineato più volte l’inutilità, ai fini delle riduzioni di questo “mortifero” inquinante (gli studi epidemiologici usati dalla Pubblica Amministrazione a supporto delle proprie misure sono un segreto custodito gelosamente e il Presidente Roberto Formigoni ha dato numeri completamente discordanti di volta in volta. Quelli dell’Istituto Superiore di Sanità li trovate http://www.iss.it/site/mortalita/Scripts/SelCause.asp), del blocco dei mezzi a benzina quattro tempi indipendentemente dall’anno di produzione. Sapete quanto PM10 emette un motore a benzina? “Emissioni trascurabili”, tanto che le normative EURO non lo contemplano neppure (se non nella EURO5 per automobili dotate di motori a benzina ad iniezione diretta). Qualcuno ci ha ascoltato,ad esempio i Comuni della Provincia di Brescia, che hanno incluso tutti i motocicli e ciclomotori quattro tempi nell’elenco dei mezzi che possono circolare nel corso delle cosidette “domeniche a piedi” o il Comune di Brescia, che ha d’ufficio consentito l’accesso dei suddetti mezzi all’area ZTL senza alcuna restrizione. Gli altri continuano a fare spallucce: forse ammettere che per tutti questi anni si è combattuto contro i mulini a vento è troppo. O forse sotto ci sono interessi politici ed economici non particolarmente ben mascherati.

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