Lettera Aperta del Coordinamento Italiano Motociclisti e Cosa ne Pensiamo…

Posted by Kakugo on February 03, 2013
Miscellanea, Normativa, Notizie

Il Coordinamento Italiano Motociclisti ha di recente pubblicato una lettera aperta al mondo politico in occasione delle elezioni.

Ne potete vedere il testo qui: http://www.dueruote.it/notizie/leggi–norme/elezioni-lettera-aperta-dai-motociclisti

Per quanto si tratti di punti ampiamente condivisibili ci sono da notare diverse cose:

1) Tuning: che si faccia finalmente una legge che consenta di sostituire alcuni componenti del veicolo (specchi, frecce, ma anche particolari meccanici come sospensioni, ruote…) senza perdere l’omologazione.

Già da diversi anni si parla di uno “snellimento” che dovrebbe portare alla possibilità dell’omologazione di pneumatici di diversa misura senza la richiesta di nulla osta da parte del costruttore che in alcuni casi (Honda ad esempio) è praticamente impossibile da ottenere. Nel 2011 ci venne addirittura assicurato che la nuova norma era “cosa fatta” e sarebbe stata introdotta entro fine anno. Non se ne è più saputo nulla. Verrebbe da incolpare la solita inerzia legislativa italiana, ma come ci ha insegnato Andreotti a pensare male si fa peccato ma ci si azzecca sempre. E’ rinoto che per anni l’Italia è stato il Paese della Cuccagna per i costruttori, aiutati anche da amministratori e legislatori che hanno introdotto tanti piccoli dettagli (ad esempio i blocchi alla circolazione per alcune tipologie di mezzi) per aiutare a vendere moto, scooter e ciclomotori nuovi. Su questo punto è necessario più coraggio e chiamare il bluff dei costruttori.

2) Valorizzare il mototurismo rivedendo quei fattori che scoraggiano l’uso della moto su strada: dai limiti assurdi al divieto di sorpasso esteso per chilometri di vie rettilinee e senza attraversamenti.
e
7) Incoraggiare l’uso del mezzo a due ruote, migliorando la qualità delle strade e di infrastrutture come i guard rail.

Punti molto vaghi e che non interessano solo i mototuristi. Siamo perfettamente d’accordo che l’Italia è il paese delle linee continue e dei limiti assurdi, il cui abuso ingenera negli utenti della strada uno scarso senso del rispetto delle regole, viste giustamente come applicate a casaccio se non in modo repressivo e non implementate per dare un ordine alla circolazione e garantire la sicurezza. Bisogna però andare a monte di questi problemi, ovvero sia sul perché si decide di mettere una linea continua su un rettilineo in mezzo al nulla o sul perché in Italia la manutenzione stradale costa molto più che nel resto d’Europa e sia sempre in fondo alle priorità di spesa.

3) Incentivare l’uso del mezzo a due ruote in città, per favorire la mobilità e ridurre l’inquinamento.

Siamo d’accordo e personalmente ritengo che su questo punto siamo troppo timidi, spesso nascondendoci dietro il classico “Se i trasporti pubblici funzionassero…”. Andare in moto sarà anche un privilegio, come alcuni sostengono, ma è un privilegio che paghiamo a carissimo prezzo, dalle tasse di possesso fino al carburante più caro d’Europa. Abbiamo ragione ed è inutile nascondersi dietro al paravento del politicamente corretto.

4) Cancellare finalmente l’odiosa parità tariffaria fra auto e moto sulle autostrade. Un fatto esclusivamente italiano, secondo il CIM.

Falso, in Svizzera ed Austria il tagliando autostradale costa esattamente uguale per auto e moto. Se c’è un punto su cui bisogna insistere è l’incredibile aumento delle tariffe autostradali negli ultimi anni a cui non pare che vi sia limite (esempio: Brescia Centro-Ventimiglia 32,20€. In Svizzera con 40 ChF si gira tutto l’anno senza limite di chilometraggio). Le nostre autostrade sono carissime, punto e basta. La battaglia non va condotta contro la disparità di trattamento ma contro quella che è una vera e propria tassazione priva di ogni proporzione.

5) Consentire ai motociclisti di rimontare le file, ferme o in movimento (il codice proibisce tale pratica, anche se è generalizzata e tollerata).

Personalmente preferisco che il comportamento sia tollerato anziché apertamente autorizzato. Come ha detto giustamente il nuovo AD di Porsche nel nostro paese “L’Italia è il paese dell’invidia sociale”. Inutile attrarre altra attenzione non voluta.

6) Coinvolgere le forze dell’ordine nel processo formativo dei patentandi, per far si che arrivino alla guida con un background di cognizioni e di sensibilità sul tema della sicurezza che vadano oltre la capacità di superare l’esame.

Punto su cui dissento completamente. Scopo delle forze di polizia è fare rispettare la legge e punire chi la infrange, non fare gli insegnanti. Se ci sono problemi di formazione, vanno risolti intervendo sulle autoscuole, non chiamando in causa le forze di polizia.

8) Intervenire sul settore assicurativo, per ridurre i costi che strozzano soprattutto i neopatentati.

Ci sarebbe da versare fiumi d’inchiostro virtuale su questo punto. Ridotto ai minimi termini in Italia si paga caro perché i sinistri sono tanti (anche se, essendo le auto più sicure, morti e feriti sono in calo costante) e perché il mercato assicurativo è artificiosamente ristretto. Per pagare di meno c’è veramente tanto da fare: migliorare le infrastutture, migliorare l’educazione (cosa che passa più dalla singola persona che dalle cosidette istituzioni), aprire il mercato in modo serio a compagnie estere, consentire un’unica polizza per più veicoli di proprietà di un unico intestatario etc. Chiedere la calmierazione delle tariffe significa mettersi alla mercé del governo di turno e dei sempre presenti burocrati.

Come conclusione consentitemi di dire per l’ennesima volta che senza una forte unione di motociclisti non si va da nessuna parte. Oltre ai soliti inviti di lasciare a casa la partigianeria e dimenticare le patetiche lotte di sagrestia, è importante ricordarsi che dobbiamo fare i nostri interessi, non quelli dei costruttori di moto o di caschi o dei burocrati che bramano di controllare e tassare ogni cosa che si muove. Significa che non dobbiamo spararci nei piedi chiedendo assurde calmierazioni dei prezzi o più controlli indiscriminati. Significa cercare alleati con cui condividere le nostre battaglie: ad esempio nei prossimi giorni cercherò di contattare Antonio Petrogalli della FAI di Brescia che di recente ha pubblicato sui giornali locali una lettera che pareva scritta da un motociclista, non da una persona che rappresenta chi guida autoarticolati per guadagnarsi il pane. Significa rifuggire le facili tentazioni di mettersi in mano al solito imbonitore in doppiopetto di turno o affidarsi alla clemenza dei burocrati e non ricordarsi dell’associazionismo solo quando ci minacciano di levarci la moto da sotto il deretano o di obbligarci a tirare fuori centinaia di euro.

Spero che, prima di lasciare questa valle di lacrime (l’Italia, non la vita, sono molto tentato anche io dall’emigrazione in questo periodo), possa finalmente vedere i motociclisti di questo paese muoversi in massa per i propri diritti e non solo per andare al GP del Mugello.

Mauro

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1 Comment to Lettera Aperta del Coordinamento Italiano Motociclisti e Cosa ne Pensiamo…

  • Piccole risposte per chiarire il nostro punto di vista.

    Punti 2 e 7). Sono vaghi, certo che lo sono, ma se si dettagliavano diventava ancora più lunga. E comunque il motivo delle linee continue messe sugli appennini lo conosciamo benissimo: per fare multe che possano finanziare il CFS, che ha avuto una notevole riduzione dei finanziamenti.

    4) In Austria le moto pagano come le auto?
    Non mi risulta:
    http://www.asfinag.at/toll-stickers-and-rates

    Ah.. la Svizzera non l’abbiamo considerata, visto che è fuori dalla UE. :-)

    Indubbiamente hanno costi assurdi per tutti, ma in ogni caso per le moto devono essere minori rispetto agli altri veicoli.

    Ogni volta che vengono interpellate le soc. Autostrade dicono “tanto le moto che usano l’autostrada sono poche” E a questo punto la risposta deve essere “allora che vi costa farle pagare meno, visto che hanno meno servizi?”

    5) La tolleranza è qualcosa di soggettivo. Noi cerchiamo di avere regole chiare, non dei favoritismi da dare o togliere a seconda di chi controlla.

    6) Abbiamo parlato con la Polizia Stradale, e loro sono i primi a dire che uno dei loro compiti é contribuire alla formazione. La formazione di cui parliamo noi è quella da farsi nella scuola dell’obbligo… e li le autoscuole non hanno compiti. Lo Stato, si.

    8) I sinistri saranno tanti, ma i dati forniti dalle assicurazioni riportano che sono in calo. Ma le tariffe sono sempre in aumento. Non chiediamo tariffe calmierate, chiediamo un controllo serio su quello che sta avvenendo, e che ci siano leggi più severe per evitare truffe alle assicurazioni.

    Un lampeggio e grazie per l’attenzione

    Marco Polli
    Coordinamento Italiano Motociclisti

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