Incentivi Moto? Serve ben altro…

Posted by Kakugo on June 24, 2012
Miscellanea, Normativa, Notizie

Al momento si fa un gran parlare del ritorno degli “ecoincentivi”. Arriva anche la richiesta di applicarli alle due ruote: http://www.motociclismo.it/vogliamo-gli-incentivi-anche-per-le-moto-moto-51623 .

In superficie l’obiettivo è, come sempre lo “svecchiamento” del parco circolante italiano, visto come troppo obsoleto ed inquinante. Una storia già sentita mille volte (e ribadita ancora una volta dall’ANCMA) e che non regge più. Lasciando stare le automobili, concentriamoci sulle due ruote. Nel 2001 le immatricolazioni di motocicli in Italia (tutti i mezzi sopra i 50cc) erano di 75.000 pezzi l’anno. Nel 2008, anno d’inizio dell’attuale Depressione, erano salite a 250.000 pezzi. Un incremento del 333% in sette anni su numeri che già erano visti ai tempi come eccezionali. Da fine 2008 i numeri hanno iniziato a calare precipitosamente e la situazione non mostra segni di ripresa. Ovvio che in una simile situazione l’appello all’introduzione di incentivi non suoni che come il solito disperato grido di un’industria che non ha saputo controllarsi ed ora non vuole pagare fino in fondo le conseguenze delle proprie azioni.

Questo strepitoso aumento nelle vendite non è stato il frutto di un’improvvisa ondata di benessere: gli stipendi medi italiani sono da anni i fanalini di coda della UE insieme a quelli greci e portoghesi. Si è trattata invece di una congiunzione di molteplici fattori, dai bassi tassi d’interesse sugli acquisti a rate fino alle politiche di alcuni costruttori che hanno spinto a tutta sul pedale dei grandi volumi in sostituzione dei modelli con elevato margine di guadagno. Già intorno al 2006 ci sono state voci di insofferenza da parte di numerosi concessionari che ritenevano che la situazione non sarebbe durata in eterno e che bisognasse preparare una strategia d’uscita. Nessuno li ha ascoltati, anzi: alcuni grandi marchi hanno espanso a dismisura la loro rete di vendita, con conseguenze facilmente immaginabili una volta che i volumi di vendita hanno iniziato a calare. Finora la crisi la stanno pagando in prima persona i concessionari, seguiti dagli operai degli stabilimenti: Honda ha chiuso due fabbriche di moto (una in Catalogna e l’altra negli USA), trasferendo le linee di produzione in fabbriche già esistenti. E non è il caso di parlare della triste fine dello stabilimento Yamaha di Gerno di Lesmo.

Possiamo simpatizzare con chi ha perso il lavoro, ma non saranno gli incentivi a ridarglielo. L’incentivo è un meccanismo perverso che distorce i naturali equilibri del mercato, equilibri che tentano sempre di ribilanciarsi da soli con conseguenze di gravità proporzionale alla distorsione avvenuta precedentemente. L’incentivo, come la regolamentazione, la tariffa doganale, il divieto, aiutano sempre le categorie economiche che li chiedono a forte voce o che, come accade dagli inizi del XX secolo, si mascherano dietro il “bene comune” e il “pubblico interesse”. Il filosofo ed economista francese Frederic Bastiat riassunse molto bene la mentalità di chi chiede l’incentivo nel suo trattato satirico “La petizione dei candelai”: in esso i fabbricanti di candele chiedono al governo di proibire il Sole, colpevole di “concorrenza sleale” nei loro confronti. Ovviamente l’argomento portato non è che essi si riempiranno le tasche, ma che ci saranno numerosi benefici per tutta la Francia. Ovviamente non parlano di come i contadini faranno crescere i loro raccolti o di come il povero manovale potrà permettersi di comprare candele su larga scala: il “lato oscuro” degli incentivi non va mai nominato.

Si può inoltre ricordare che i poteri economici hanno capito da decenni (il primo a parlarne fu Frederick Howe in Memories of a Monopolist del 1906!) che nascondersi dietro la facciata del pubblico interesse, nel nostro caso la riduzione dell’inquinamento, è un ottimo modo per arricchirsi a “costo zero”, dal momento che tutto il lavoro sporco viene fatto dagli organi pubblici e, magari dai privati cittadini, che si illudono di operare per il bene collettivo mentre in realtà stanno solo contribuendo ad arricchire quei potentati economici che normalmente tengono tanto in spregio. L’immortale definizione di Lenin suona sempre vera: “utili idioti”.

Di utili idioti ne abbiamo avuto abbastanza: li abbiamo incontrati nel 2007, disperati per la paura di essere obbligati a lasciare la moto, e passato il pericolo ci hanno subito voltato le spalle e ripreso a piagnucolare sul riscaldamento globale antropogenico (ovviamente causato dalle moto degli altri). Ora di sicuro staranno supportando gli incentivi in nome del “bene collettivo”, ignari che qualcuno dovrà pagare il conto. Magari loro stessi, tramite aumenti delle imposte o rottamazioni forzose…

 

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1 Comment to Incentivi Moto? Serve ben altro…

  • Interessante dissertazione che propone un modo diverso di vedere gli incentivi, che per altro al momento non sono nemmeno in essere, almeno per quanto riguarda i motoveicoli.

    Ma trovo che manchi un qualcosa che dia senso compiuto al titolo: una proposta che completi quel “serve ben altro” detto all’inizio.

    Ok, gli incentivi servono solo al grasso ventre degli imprenditori, e finiremo con il pagarli noi in altre maniere, come del resto ogni cosa che viene erogata dallo Stato (a partire dalla cassa integrazione, tanto per dirne una).

    Ma allora cosa si potrebbe fare? Ma soprattutto che non siano cose che paghiamo noi, in modo diretto o indiretto.

    Marco

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