Guard Rail “Sicuri”: lo sono veramente?

Posted by Kakugo on May 10, 2013
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Qualcuno di voi forse si ricorderà che qualche anno fa io sollevai perplessità sul metodo (utilizzato ad esempio in Provincia di Brescia) di rendere sicuri i guard rail avvolgendo intorno ai paletti fogli di materiale plastico alveolare. Ai tempi da più parti venni rassicurato che il materiale era perfettamente adatto allo scopo, ignorando bellamente la mia obiezione riguardo alla scarsa stabilità di questo materiale quando esposto agli agenti atmosferici ed ambientali (sole, freddo, caldo, sale etc).

In sintesi io sostenevo che perché questo materiale non perdesse efficacia la sostituzione avrebbe dovuto avvenire massimo massimo ogni due anni. Avevo anche fatto notare che nessuna PA avrebbe mai “aperto il portafoglio” per un simile piano di manutenzione, visto che faticano a tirare fuori i quattrini per sistemare strade in condizioni atroci.
Per rincarare la dose aggiunsi anche che si trattava di un programma generato dalle particolari condizioni politico-economiche del periodo: era un momento in cui le PA erano tutte prese in una frenetica spirale di spesa (che ha portato ad indebitamenti mostruosi da parte degli Enti Locali): si spendeva senza pensare troppo, l’importante era “fare girare quattrini” nell’economia. In Provincia di Brescia c’era anche la volontà di “farsi belli” nei confronti dei motociclisti con poca spesa, che già da diversi anni lamentavano la scarsa manutenzione di molti tratti stradali (as esempio la SP 237 cosidetta del Caffaro, le cui condizioni stanno tuttora degradando) e le “attenzioni” della allora neonata Polizia Provinciale.

Purtroppo, come spesso accade, le mie perplessità hanno trovato conferma.
Sabato un motociclista ci è finito contro nei pressi di Lavenone ed è morto prima dell’arrivo dei soccorsi. Le foto pubblicate sui quotidiani locali mettevano in evidenza il rivestimento alveolare (oramai completamente degradato da anni di esposizione agli agenti atmosferici) dei supporti del guard rail. In sintesi il “miracoloso” rivestimento non ha fatto quello che c’era scritto sulla scatola, non tanto per la sua scarsa qualità, quanto perché dopo la posa non è mai più stato sostituito e quindi era efficace quanto un fascio di grissini. Ci sarebbe anche da scrivere molto sul tratto di strada in questione: stretta, assolutamente insufficiente rispetto al volume di traffico e, nonostante la continua attività di monitoraggio delle Forze dell’Ordine, teatro di autentici “numeri da circo”, soprattutto nel fine settimana.

Un’altra vittima della totale mancanza di manutenzione delle nostre strade e della politica che si riempie la bocca d’aria.

Mauro

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Chi è causa del suo mal…

Posted by Kakugo on April 18, 2013
Generale, Stupidità / 2 Comments
 

Come oramai da quattro anni a questa parte, la stampa specializzata ci informa del “crollo” nelle vendite di motocicli. L’ultimo esempio: http://www.dueruote.it/notizie/brevi/mercato-moto-in-picchiata .

Piuttosto che proporre cure “miracolose” (che di questi giorni sono la moda) io preferisco concentrarmi sulle cause di questo “disastro” annunciato.

Tra il 2001 ed il 2007 le immatricolazioni di motocicli di nuova costruzione in Italia (scooter esclusi) sono letteralmente raddoppiate: nel 2007 si immatricolavano 441 moto sopra i 200cc di cilindrata (ancora una volta scooter esclusi) ogni giorno, festivi inclusi. E si partiva da numeri già molto alti: nel 2000 il mercato motociclistico italiano (ciclomotori esclusi) valeva già circa 340.000 pezzi (http://www.ancma.it/uploads/Statistiche/Immatricolazioni/immatricolazioni-serie-storica.pdf), a cui aggiungere un robusto giro d’affari derivante dall’usato che, nel nostro paese, tende ad avere chilometraggi relativamente bassi.

In gergo economico quando avviene un fenomeno del genere si parla di bolla, cui segue sempre ed invariabilmente uno scoppio. Esaminiamone le cause.

Nel 2002 è arrivato l’euro che, nonostante i suoi detrattori, ha rivoluzionato la vita dei consumatori italiani in un modo radicale: ha abbassato tantissimo i tassi d’interessi, generando una sensazione di prosperità senza uguali nella storia della Repubblica (Bagus, Philipp, The Tragedy of the Euro, 2010, Auburn, Ludwig Von Mises Institute, pp 40-46) . Gli italiani hanno iniziato ad indebitarsi per acquistare primariamente tre beni: abitazioni (http://www.agenziaterritorio.it/sites/territorio/files/osservatorio/RI_2012_Residenziale_Quadro_generale.pdf), automobili (http://www.auto.it/news/2013/01/03-12232/Auto+mercato,+nel+2012+solo+1.402.089+immatricolazioni+%28-19,9%25%29) e motocicli (http://www.moto.it/news/mercato-moto-scooter-2012-anno-chiude-con–.html e http://www.motorbox.com/moto/magazine-moto/le-piu-vendute-del-2007). Non è un caso che si tratti dei tre settori in cui il calo di vendite al momento è più sensibile.

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Ridimensionamento per le domeniche a piedi: «Costi elevati per il Comune»

Posted by tama on April 15, 2013
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consiglio comunale

Il Comune ha ammesso quello che abbiamo scritto qualche giorno fa (ma che già diciamo da anni): le domeniche a piedi costano troppo, 250.000 euro l’una, che per le 8 in programma nel 2013 sarebbero 2 milioni. Evidentemente troppi per una città che ha strade penose, scale mobili ferme da mesi nelle stazioni della metropolitana e tram che si fermano perché non vanno gli scambi.

Quindi il Sindaco deve cambiare programmi come riportato oggi dal Corriere anche se il sondaggio che il Comune ha commissionato dice che domeniche a piedi e area c sono apprezzati (ci mancava che pagassero qualcuno per fare un sondaggio a loro sfavore…).

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Domeniche senza lauto (introito)

Posted by tama on April 11, 2013
Blocchi, Demagogia / 2 Comments
 

In principio era la domenica a piedi lombarda, quella istituita da Regione Lombardia, a cui i comuni aderivano numerosi spinti, o attirati, dai contributi economici che la stessa Regione elargiva per organizzare gli “eventi” correlati. Poi sono arrivati i dati delle centraline ARPA che erano peggiori di quando il traffico era libero, è arrivata la crisi, i tagli e anche il disinteresse perché in Regione avevano altri problemi. Ma Milano ha continuato per la sua strada, con sempre meno seguaci, sempre più deroghe a svariate categorie e critiche crescenti; oltre che i dati delle centraline, imparziali e impietosi. E allora la domenica a piedi da ecologica è diventata educativa.

Talmente educativa che anche chi ci ha sempre creduto, ora nutre dei dubbi: così anche Carlo Monguzzi (si, proprio l’esule dei Verdi che dopo la meritata disfatta del suo partito, ha deciso di accettare la carità dal PD che lo ha accolto fra le sue fila per evitargli di restare senza un posto in politica) ha “però colto negli ultimi tempi anche perplessità, e pareri contrari”, come ha scritto in un post sul blog “Milanesi” del Corriere, tanto da arrivare a proporre un referendum come cita il titolo del post.

A pochi giorni dall’annuncio che per Milano saranno necessari tagli alle spese degli assessorati, forse la verità è che chi amministra la città si è reso conto di quanto le domeniche senza  mezzi privati oltre a essere inutili dal punto di vista ambientale, facciano perdere consenso e siano onerose da mettere in atto, perché aprire i musei gratuitamente e far viaggiare la gente gratis sui mezzi pubblici, ad esempio, alla lunga causa mancati introiti . Chi ha fatto della mobilità sostenibile, della lotta all’inquinamento e di altre amenità la propria bandiera non può mettere i soldi davanti all’ideologia perché costerebbe troppo dal punto di vista dell’immagine e della credibilità. E’ sicuramente più comodo, anche per lasciarsi alle spalle tutte le accuse di indottrinamento forzato degli ultimi mesi, aprire al dissenso e sperare con un referendum che siano gli untori che vogliono a tutti i costi muoversi con i loro mezzi a vincere un eventuale referendum e a dire basta alle domeniche a piedi, togliendo loro le castagne dal fuoco. E ai poveri esuli della ex-domenica a piedi non resterà che prendersela con i loro concittadini egoisti, senza rendersi conto che sarebbe possibile diminuire il traffico offrendo l’alternativa del biglietto giornaliero, o rendere vivibile la città sfruttando gli spazi verdi senza dover per forza allestire spettacoli o eventi in mezzo alla strada. O forse ancora, vista la fregatura dell’ultimo referendum “ecologico” chi amministra, per sentirsi legittimato nel continuare sulla propria strada, si augura che la gente semplicemente non vada a votare perché non ha voglia di perdere altro tempo inutilmente.

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PM10: quello che non raccontano…

Posted by atrent on April 10, 2013
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(anche questo è un vecchio – 2011 – post su FB di Luca Bosari riportato qui col suo permesso)

Sarebbe ora di finirla di promettere che bloccando il traffico l’inquinamento se ne va. Di smetterla con il fanatismo ideologico. Di finirla di aizzare la gente contro il nemico immaginario. Bisognerebbe che fossero pubblicati su tutti i giornali i dati storici degli inquinanti di Milano rilevati dall’ARPA, e che la giunta milanese avesse l’onestà di riconoscere che oggi l’aria è più pulita di 10, 20, 30 anni fa. Un dato per tutti sulle polveri (PM10): da una media di oltre 250 ug/m3 negli anni 60, oggi siamo sotto ai 45 ug/m3. E non sono gli scarichi auto, se non in minima parte (vedere ad esempio gli studi del Prof. Lenz dell’Università di Vienna), a produrle. Bisognerebbe lasciar perdere i luoghi comuni ed informarsi su “come” vengano misurate le polveri e per quale motivo non si tenga conto del loro accumulo dovuto all’inversione termica e ad altri fattori climatici ed orografici (sono assai differenti le condizioni di Milano e Parigi, per esempio – ma devono rispettare il medesimo limite “europeo”). Questo è un link al commento audio dell’Ing. De Vita, del Movimento Consumatori. Due minuti di chiarezza esemplare, da parte di un esperto.

Ma qual è il motivo della strombazzata “emergenza” di questi giorni? Cominciamo con il dire che l’emergenza di questi giorni, in realtà emergenza non è. E’ il risultato dell’accumulo in atmosfera in assenza di pioggia e vento da quasi un mese. Se non piove o tira vento, anche stessimo tutti fermi, aerei, autobus e metro inclusi, con luci e riscaldamenti spenti (pure le centrali termoelettriche emettono PM10), quello che GIA’ abbiamo emesso in atmosfera, ad un cucchiaino per volta, NON se ne andrebbe.

Ho accennato poco fa al fenomeno dell’inversione termica (una delle scuse che, secondo alcuni, si tirano in ballo per non fare nulla). Le alte pressioni estive producono un forte riscaldamento al suolo (a causa dell’irraggiamento solare), generando correnti sparse ascensionali e turbolenze che ripuliscono l’aria dalle polveri; quelle invernali invece producono irradiazione notturna (il terreno perde rapidamente calore verso lo spazio infinito perché il cielo è limpido) con forte raffreddamento dell’aria che, essendo più pesante, finisce per comprimersi in basso, intrappolando in questo modo verso il suolo il pulviscolo in sospensione (e favorendo la formazione di nebbie). La pianura padana ha un microclima che ci esporrà sempre e comunque a “sforamenti” delle soglie previste attualmente dalla UE. A meno che, naturalmente, non impariamo a misurare selettivamente gli inquinanti, depurando dal “rumore di fondo” e dalla quota non nociva (o sospetta) il PM10. Cosa che peraltro anche la direttiva UE invita a fare.

Riassumendo: l’ennesimo minacciato blocco del traffico è un intervento del tutto inutile, ancorché penalizzante per la città. L’aria, che piaccia o no, si pulisce con pioggia o vento e non con i proclami degli assessori. Innanzitutto, oggi, con una media annuale di polveri che è meno di un terzo di quella che c’era 25 anni fa, e un trend di diminuzione costante, fare dell’allarmismo è ingiustificato e strumentale. Poi, le polveri non sono la peste del nuovo millennio: tutte le combustioni producono polveri, ma non sono certo le uniche fonti: circa il 30% delle micropolveri che si misurano in città sono di origine naturale (20ug/m3 di PM10 si misurano pure nelle foreste canadesi, ma questo viene sempre taciuto). Non tutto quello che è contenuto nel pulviscolo, pur di origine antropica, è infine dannoso: ci sono sostanze sospette, ma ancora nessuno riesce a correlare l’insorgenza di patologie con l’esposizione a polveri fini. Anzi, il prof. Veronesi (oncologo di fama mondiale) sfata questo falso mito (il link all’articolo dovrebbe essere sulla pagina di SOS Traffico). Per tacer del fatto che non c’è solo il PM10: tutti, e dico tutti, gli altri componenti inquinanti monitorati e normati, sono ampiamente al di sotto di qualsiasi media imposta dalla EEC. Per quanto riguarda la situazione di oggi, simile a quella che si è verificata in ottobre, i livelli di polveri sono cresciuti a causa dell’accumulo in atmosfera e della situazione climatica sfavorevole (ed eccezionale) che si è verificata. Di fatto, come si è già osservato, l’aria può venire ripulita SOLO da vento o pioggia; abbiamo avuto una serie di giornate senza pioggia e senza vento forte consecutive (mi pare quasi due mesi tra agosto e ottobre, e oltre un mese ad oggi) che hanno forzato la situazione. L’accumulo delle polveri funziona così: immaginate di buttare, ogni giorno, un cucchiaio di sabbia sul pavimento, e ogni giorno di misurare quanto ce n’è. Se nulla interviene dall’esterno (ad esempio, operatore volenteroso con scopa e paletta – in luogo di pioggia o vento) misureremo quantitativi sempre crescenti. Dopo uno, due mesi in questa situazione, si potrebbe provare a costruire castelli di sabbia.
E’ esattamente quello che succede a Milano: la forzante climatica (alta pressione e inversione termica) e l’infelice posizione della città dal punto di vista dei venti che possono spazzare l’atmosfera (causa l’orografia del territorio) portano, anche se raramente, a questa situazione. Milano ha mediamente meno di 10 giorni di vento forte all’anno, e tutto quello che si trova in atmosfera tende a ristagnare più a lungo. Infatti il problema non è rientrato ad ottobre per la domenica a piedi proclamata (cioè, per il mancato cucchiaio di sabbia in cima alla montagnola); ma per i venti di foehn che hanno poi soffiato per due giorni (operatore con scopa e paletta). Tutto questo è spiegato anche nel podcast che ho linkato all’inizio; le misurazioni dovrebbero tenere conto 1. dell’accumulo (se no sembra che ogni giorno immettiamo nell’aria tutta roba nuova, il che non è) 2. del fatto che le polveri vanno distinte tra antropiche e naturali, e tra potenzialmente dannose ed innocue. Cose che in altri paesi (Francia) fanno, ed in Italia invece no. Esponendoci a cattiva pubblicità ed a multe (ingiuste). Si potrebbe magari lavare le strade con le autobotti di notte, per trascinare via la polvere depositata su asfalto, cosicché il giorno dopo ne rimanga meno, o usare asfalti speciali che possono trattenere il PM10, che già esistono.

Scrivo sempre le stesse cose, lo so. Ma non è colpa mia se continuo a sentire raccontare le stesse menzogne.

Ricordatevi che un cittadino più informato si fa prendere in giro meno facilmente. Le ordinanze di blocco, ecoTass (oggi AreaC), varie forme coercitive di road pricing convengono a chi le firma, perché hanno costo zero. Il disagio e le spese, sono a carico dei cittadini. Plaudendo alle demagogiche iniziative di blocco del traffico si dà spazio a personaggi di poco valore, che ne approfittano per ottenere attenzione mediatica e costruirsi una carriera politica sul nulla. E Milano è piena di esempi simili, purtroppo.
Se qualcuno non si fidasse delle informazioni riportate, ci sono un paio di link da consultare:

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You got a window? Open it! (Trofeo Tartaruga)

Posted by atrent on April 09, 2013
Demagogia / 1 Comment
 

Oggi ho letto una notizia che mi ha fatto sorridere…

Eccola

Vi si narra del Trofeo Tartaruga, gara cittadina simbolica in cui si confrontano (a quasi parità di percorso) alcuni mezzi di trasporto: bici, piedi+mezzi pubblici, auto, moto.

Quest’anno ha vinto la moto[*] con 11 minuti, la bici è arrivata al 14° minuto, l’auto al 21°, la metropolitana al 25°.

Ne avevamo già parlato, con molto scetticismo perché non ha molto senso fare un singolo esperimento (ok, seppur ripetuto ogni anno) per trarre alcuna conclusione sensata scientificamente.

Quindi non griderò al trionfo della moto, ci mancherebbe.

Vi dico solo cosa mi ha fatto venire in mente… vi ricordate Good Morning Vietnam? Film molto carino intepretato da Robin Williams molti anni fa. Ci sono tante scene mirabili (alcune citazioni: http://it.wikiquote.org/wiki/Good_Morning,_Vietnam), ma quella che ho associato a questa “cosa” del Trofeo Tartaruga è la seguente: http://www.hark.com/clips/kfzbsbnrwr-basically-its-hotter-than-a-snakes-ass-dot-dot-dot (trovate sia il testo che l’audio originale). Che dà origine al titolo di questo post.

(la frase è: “Well, what’s the weather like?” – “You got a window? OPEN IT!”)

(tradotta: “Bene, com’è il tempo?” – “Hai una finestra? APRILA!”)

Come già detto in passato non c’è nessun bisogno di organizzare una farsa come il Trofeo Tartaruga per sapere quali sono i mezzi di trasporto migliori per quali tragitti, basta…

CHIEDERE IN GIRO

Basta fare un giro di telefonate a caso chiedendo ai cittadini quali tragitti fanno, con che mezzi e con che tempi di percorrenza e fare una bella statistica (mi rendo conto che è una parolaccia oggigiorno).

Io non ho certo i soldi per farlo, ma vi riassumo la mia esperienza (diretta e sentita da amici) su Milano, su un ipotetico tragitto di circa 5km, i tempi di percorrenza si sgranano più o meno così:

  • moto/scooter il più veloce, anche per motivi di parcheggio
  • bici poco dopo, ma arrivi grondante e maleodorante (non indicato per chi fa lavori a contatto col pubblico)
  • metropolitana, se è il solo mezzo da prendere
  • auto, con un po’ di indeterminatezza causa ricerca parcheggio
  • mezzi di superficie
  • piedi (ma a volte i piedi battono il mezzo pubblico: mi riferisco ad esempio al tragitto che faccio io, cioè casa-dipartimento, non è infrequente che ci metta meno a piedi dato che l’alternativa è prendere due tram)

Sotto i 5km di tragitto vince la bici o i piedi, sopra i 5km invece non hanno senso nè bici nè piedi.

Ben felice se vorrete commentare questa mia classifica :)

[*] scooter per la precisione, ma non farei distinguo di razza o casta, possiedo entrambi :)

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Paraecologismo militante…

Posted by atrent on April 08, 2013
AreaC, Blocchi, Dati scientifici, Ecotalebani / No Comments
 

(riporto, col suo permesso e con minime variazioni, un post su FB di Luca Bosari)

Attenzione alle inesattezze sui livelli di inquinamento di Milano e al paraecologismo militante.

Prima di prendersela in generale con le auto e con il trasporto privato, cosa che sembra diventata molto di moda a Milano, controlliamo bene la situazione degli inquinanti. I livelli oggi sono ridotti a 1/8 circa di quelli presenti negli anni ’70 (periodo nel quale ad esempio non si vendevano autovetture a gasolio in Italia), tutti ampiamente sotto soglia EEC; solamente il PM10 galleggia intorno alla soglia di attenzione, pur essendo in costante discesa da 35 anni.

Come molti studiosi continuano – inascoltati – a ripetere da molti anni, il PM10 in Italia è misurato male ed in maniera non selettiva: essendoci una parte di polveri che non derivano da cause antropiche (principalmente terpeni e varie altre emissioni della vegetazione, polveri desertiche, ecc., che assommano fino al 40% del totale), queste andrebbero scorporate dal dato complessivo. Oggi ancora non viene fatto: le centraline “pesano” il quantitativo totale di polveri, e su quello si basa il risultato comunicato al pubblico. Cosicché alcuni cavalcano la tigre in malafede (penso ai già citati eco-talebani) e molti, invece, credono realmente che ci sia un enorme “pericolo inquinamento”.

Anche se in ritardo di almeno 15 anni, circa un annetto fa la regione ha promesso cambiamenti, con il nuovo sistema di monitoraggio come si legge qui.

Speriamo che all’annuncio venga dato il giusto seguito nelle azioni, con l’implementazione doverosa del sistema di misura.

Il BC (black carbon), novello personaggio della commedia ed additato come nemico pubblico numero uno della salute, deriva principalmente dalla combustione di biomasse (42%), riscaldamento domestico con biocombustibili (18%), produzione energia, emissioni industriali, riscaldamenti a carbone (16%), trasporto su strada (14%), altri trasporti (aereo, marittimo, ecc.) 10% (dati da State of the World 2009, direi abbastanza “ecologista” come fonte). Non ci sono norme nazionali o internazionali che indichino livelli di attenzione o obblighi di monitoraggio, non ci sono studi che correlino insorgenza di patologie con la presenza di BC (che attualmente, anche nella passeggiata a Milano che viene spesso ricordata, con sensore sospeso a livello marciapiede – e non tra 1,5 e 4metri, come da normative europee per la rilevazione delle polveri – è stato misurato in NANOgrammi/m3, miliardesimi di grammo per metro cubo). Peccato che invece si voglia farlo passare per inquinante “in crescita” (falso, è in calo come gli altri da 35 anni almeno) e come “scusa” per far digerire divieti arbitrari alla circolazione dei veicoli più vecchi (che comunque devono essere tutti sottoposti a revisione periodica), o per poter aumentare le strade soggette a pedaggio aggiuntivo. Dimenticandosi che a Londra hanno dimezzato, due anni fa, l’area soggetta a road pricing, dopo averne constatato gli effetti nulli sulla qualità dell’aria e modesti sulla riduzione del traffico stradale nella city (6%).

Quindi, anche stavolta una mistificazione bella e buona dei dati, al servizio di quella quota di cittadini che odia l’automobile e gli automobilisti e che ne chiede non il rispetto delle regole del CDS, come sarebbe sacrosanto, ma bensì l’eliminazione.

Aggiungiamo anche a piè di pagina che l’edizione cartacea milanese de La Repubblica del 6/4/2013 riferisce come la posizione del Comune di Milano in materia di restrizioni alla circolazione sia sempre più isolata: oramai il capoluogo meneghino è rimasto il solo che presegue la strada dei blocchi alla circolazione domenicali con giustificazioni ambientali, che paiono non trovare più sostenitori nè in Regione, nè nel resto della Lombardia.

Qui ci sono alcuni link aggiuntivi, se qualcuno volesse approfondire (le fonti dei dati sono ARPA Milano, Politecnico di Milano, Università di Vienna).

 

P.S. per fortuna Milano nella sua “eco-crociata” è sempre più isolata (come fatto notare anche su La Repubblica cartacea di oggi 6/4/13, e sono eco-chic-talebani) rispetto al resto della Lombardia

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