-- I have become me without my consent. ------------------------------------------------------------------------------ Andrea Trentini http://www.atrent.it (public key there) Dipartimento di Informatica e Comunicazione - Universita' Statale di Milano ------------------------------------------------------------------------------Received on Tue 14 Feb 2006 - 15:00:36 CET
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Davide, tu poni un interrogativo di quelli che si inseriscono nella categoria "cosmici". Domandarsi cosa abbiamo in meno noi rispetto a loro è come chiedersi perché la vita si è sviluppata qui ma non su Marte (allo stato attuale delle conoscenze). In realtà non è che noi abbiamo qualcosa "in meno"; caso mai abbiamo qualcosa in più, che sarebbe meglio che non avessimo. In più abbiamo, per esempio, una spiccata mancanza di senso della legalità, unita ad un'altrettanto spiccata tendenza ad arrangiarci (leggi "aggirare l'ostacolo") corroborata da un individualismo senza pari. Con questo non intendo dire che, in quanto italiani, siamo tutti dei fuorilegge effettivi o potenziali. Ma è un fatto che tutti, salvo poche eccezioni, siamo cresciuti e ci siamo formati in un ambiente (la "società") che ci ha inculcato, anzi meglio dire "scolpito", nel più profondo dell'anima la consapevolezza che ognuno di noi deve cavarsela da solo contro tutto e tutti, perché né lo Stato né gli altri ti aiuteranno. Anzi, se appena gliene darai la possibilità, ti fregheranno senza complimenti. Se avessi bisogno di citare qualche esempio a sostegno di quanto affermo, non avrei che da scegliere in un lungo elenco, tanto lungo da soddisfare i pruriti dei più maliziosi e toccare ogni e qualsiasi materia, argomento e categoria. Per rimanere in ambito motociclistico, basta guardare quante associazioni sono nate (molte sono anche presto scomparse) con l'obiettivo di difendere, organizzare e rappresentare i motociclisti italiani. Non voglio fare l'apologia del CM, solo sottolineare che per molti è meglio fare da sé invece di unirsi o allearsi a chi sostiene la stessa lotta. C'è un detto, popolare in tutto il mondo, che dice "l'unione fa la forza". E ce n'è un altro - che temo esista solo da noi - che dice "chi fa da sé fa per tre". E poi: meglio soli che male accompagnati, dai nemici mi guardi Iddio che dagli amici mi guardo io, eccetera. I francesi - e non solo loro - sono forti e ben organizzati perché hanno ben chiaro il senso della comunità, dello stare insieme per il bene di tutti. Sanno che è preferibile rinunciare ad un vantaggio individuale incerto o effimero per averne uno collettivo, magari inferiore ma certo e durevole. Finché l'iscrizione al CM aveva un costo, seppure minimo, le iscrizioni sono sempre state limitate e per ottenere una modesta crescita del numero dei soci ci voleva un impegno continuo e faticoso. L'anno che le iscrizioni erano gratuite, c'è stata la corsa ad iscriversi. Che vuol dire? Se non ci si iscrive perché lo si ritiene inutile o perché non si ha fiducia, non lo si fa neanche se è a costo zero; viceversa, se si dà valore al fatto di far parte di un'organizzazione perché se ne condivide lo scopo e se ne riconosce l'importanza (in senso morale e ideale), allora il fatto di dover pagare una quota di adesione non è un impedimento, a meno che non si parli di cifre consistenti. Iscriversi al CM costa quasi niente, visto che si può dare quel che si vuole, senza un limite minimo: se non fosse antieconomico per chi vuole aderire, anche 10 cent potrebbero bastare. Ma le iscrizioni sono pochissime, e non è che nel frattempo è nata una nuova organizzazione concorrente e magari più efficace. Le cose che si possono pensare davanti a questi fatti non sono molte e comunque conducono tutte - almeno secondo me - alla stessa conclusione: siamo un popolo di cialtroni piagnoni e quaquaraquà. Riccardo ----- Original Message ----- From: "Davide" <davide636_at_yahoo.it> To: <CM-list_at_yahoogroups.com> Sent: Tuesday, February 14, 2006 1:08 PM Subject: [CM-list] Cosa abbiamo in meno di loro???? Motociclisti francesi si uniscono per protestare contro le carenze nelle norme per le Sicurezza Stradale La FFMC sta organizzando per le giornate del 15 e 16 marzo una dimostrazione nazionale per protestare contro le leggi sulla Sicurezza Stradale, alla quale parteciperanno ben 51 cittadine. Perché? 3 buone ragioni: 1. Le regole di sicurezza stradale attuali sono riduttive e repressive 2. Urge una seria politica di formazione 3. E' ora di farla finita con le infrastrutture pericolose! I motociclisti francesi, di fronte all'annunciato progetto di leggi per la sicurezza stradale che verranno discusse e votate tra breve all'Assemblea Nazionale e al Senato, hanno deciso di fare sentire la loro voce in merito, per denunciare ciò che considerano delle norme assurde, fondate su una erronea lettura delle statistiche, prive di approfondimento della situazione reale e che non tutelano realmente il cittadino. L'eccesso di velocità è stato additato come principale causa degli incidenti stradali, mentre in realtà la maggior parte dei sinistri avviene in piena campagna, e non tanto per la velocità di per sé, quanto per altri fattori (insufficienza nella segnaletica, infrastrutture scadenti, condizioni meteorologiche avverse, eCc.) L'enfasi invece viene messa interamente sull'infrazione dei limiti di velocità in autostrada. Certo, la velocità va limitata, ma non indiscriminatamente. L'autovelox ci multa per gli eccessi, ma perché non si interviene invece a livello formativo? L'automatizzazione delle sanzioni significa inoltre che verranno violati i diritti di "presunta innocenza" del cittadino, in quanto questo dovrà prima pagare la multa, poi eventualmente contestarla. Le conclusioni tratte dalle statistiche sono il frutto di una lettura superficiale e poco approfondita. I motociclisti francesi vogliono contestare questa interpretazione riduttiva: "Non siamo soli ad esprimere il concetto, anzi un rapporto redatto dal Senato stesso lo dice chiaramente: "I dati statistici sono poco affidabili perché vengono ricavati dalle schede BAAC (bulletin d'analyse d'accident corporel), compilate dalle forze dell'ordine sul luogo dell'incidente". Le schede BAAC esistono dal 1960, il loro scopo è quello di individuare le responsabilità, non di comprendere la dinamica dell'incidente". Qualche esempio concreto: il dato statistico "incidente-morti-feriti" comprende un grande margine d'errore: il numero reale di morti è sottovalutato; il numero dI "incidenti con danno corporeo" è falsato, dato che la metà circa degli incidenti "lievi" non è oggetto di rilevazione da parte delle forze dell'ordine. Questo fa sì che la gravità media degli incidenti è sopravvalutata; metà dei cosiddetti "feriti gravi" nelle statistiche non lo sono affatto in termini medici (perché il primo rapporto redatto dalle forze dell'ordine tende ad esagerare la situazione); la localizzazione degli incidenti in ambiente urbano è molto imprecisa. Nel 50% dei casi, l'esatta ubicazione del sinistro viene rilevata con un margine d'errore che va fino a 100m, e nel 39% dei casi l'errore è addirittura di 1km. In finale, la cartella BAAC è una raccolta di statistiche generali, che non permette affatto di capire né la dinamica né le implicazioni reali di un incidente. "Stiamo andando verso una banalizzazione della repressione, l'utente della strada è per assurdo diventato sinonimo di delinquente ed assassino, ogni incidente viene dato in pasto ai media ancora prima di passare davanti alla giustizia, è ora di mobilitarsi. Abbiamo promesso una reazione dei motociclisti, ora sentiranno la nostra voce. Con questo lanciamo un appello nazionale a manifestare nei dipartimenti il 15 e 16 marzo, durante il periodo di discussione di queste nuove proposte. Prevediamo inoltre una dimostrazione di forza a maggio o giugno sotto forma di manifestazione nazionale nella capitale". __________________________________________________ Questo messaggio non puo' essere diffuso senza il previo consenso del mittente e degli autori di eventuali citazioni. I contenuti dei messaggi sono sotto la diretta responsabilità dell'autore. __________________________________________________ La moto logora chi non ce l'ha. 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